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Che cos’è il virus Chikungunya

Il virus responsabile della Chikungunya appartiene alla famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus. È trasmesso dalle zanzare del genere Aedes, come Aedes aegypti (la stessa che trasmette la febbre gialla e la dengue) ed è presente soprattutto in zone rurali, mentre è raro o addirittura assente in vicinanza dei centri abitati. Un altro importante vettore è Aedes albopictus, comunemente chiamata zanzara tigre, che è anche presente nei centri abitati del nostro paese.

Dopo un periodo di incubazione di 3-12 giorni, si manifesta una sintomatologia simil-influenzale che include febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e soprattutto importanti artralgie (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa "ciò che curva" o "contorce"), tali da limitare molto i movimenti dei pazienti che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche.

Si può sviluppare anche un esantema maculopapulare pruriginoso.

Il tutto si risolve spontaneamente, in genere in pochi giorni, ma i dolori articolari possono persistere anche per mesi.

Malattie rare: decine migliaia pazienti salvati da sangue e plasma

Nel 2016, 800mila chili di plasma donato per farmaci; oltre 10% sangue per talassemie

Ogni anno a migliaia di persone con malattie rare del sangue vengono garantite terapie che si ottengono dal plasma donato, come emofilia e immunodeficienze, a cui si aggiungono i pazienti curati con trasfusioni regolari come i talassemici. [Leggi tutto]

Zika Virus: cos’è, sintomi e diagnosi, prevenzione e trattamento, epidemiologia.

La febbre di Zika è una malattia virale trasmessa da una zanzara del genere Aedes.

Il virus fu isolato nel 1947 da un macaco nella foresta Zika dell’Uganda.

Nel 1968 fu isolato in esseri umani in Nigeria.

La prima epidemia fuori dall’Africa si ebbe nel 2007 in Micronesia, nel 2015 fu trovato in Colombia, Suriname, El Salvador, Guatemala, Capo Verde, Figj, Vanuatu, Samoa,  Nuova Caledonia, Isole Salomone, Messico, Brasile.

I sintomi sono simili  a quelli di dengue e chikungunya, altre malattie trasmesse da zanzare Aedes: febbricola, artromialgie specialmente a mani e piedi, eruzioni cutanee, congiuntivite, mal di testa, tutti sintomi comuni ad altre malattie virali che rendono difficile la diagnosi clinica. Talora l’infezione può anche essere asintomatica.

I tempi di incubazione variano generalmente dai 3 ai 12 giorni e i sintomi clinici possono durare 2-7 giorni. Raramente è necessario un ricovero ospedaliero.

Il trattamento è sintomatico e consiste nella somministrazione di farmaci per alleviare il dolore e la febbre, riposo  e buona idratazione; non esiste un trattamento antivirale specifico.

Sono state descritte rare complicanze neurologiche (Sindrome di Guillain – Barré) e   autoimmuni nei focolai in Polinesia,  complicanze oculari e microcefalia se il virus colpisce donne in gravidanza.

Proprio  la microcefalia rappresenterebbe il pericolo principale se la trasmissione avvenisse in gravidanza. E’ una malattia che porta a gravi malformazioni neurologiche, determinata dal mancato sviluppo della scatola cranica con deficit cognitivi e motori.

A tal proposito il Center for Disease Control and Prevention  (CDC) di Atlanta (USA) ha emanato un’allerta rivolta alle donne in gravidanza o a rischio di gravidanza affinché evitino di recarsi nei Paesi focolaio della malattia o, in caso contrario, assumano adeguate protezioni, consigliando inoltre di evitare i rapporti sessuali o usare il preservativo alle donne in gravidanza  i cui partner abbiano viaggiato nei Paesi a rischio fino alla nascita del bimbo.

L’unico modo per prevenire la malattia se ci si deve recare in aree a rischio, non essendo attualmente disponibili vaccini, è proteggersi dalle zanzare usando repellenti contro gli insetti, indossando camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi,  zanzariere a porte e finestre e avendo cura di svuotare l’acqua stagnante nei recipienti  tipo secchi o sottovasi per ridurre la possibilità di diffusione delle zanzare.

Per quanto riguarda la donazione di sangue il CNS (Centro Nazionale Sangue), nell'ambito delle misure di prevenzione della trasmissione trasfusionale,  raccomanda la sospensione temporanea dalle donazioni per 28 giorni per i donatori e le donatrici che abbiamo soggiornato nelle aree geografiche a rischio (consulta la tabella delle aree interessate).

Il Centro Nazionale Sangue effettua periodicamente il monitoraggio della situazione epidemiologica internazionale e provvede a emanare, ove necessarie,  specifiche note e ad aggiornare la tabella di riepilogo che viene riportata su questo sito nella sezione "Salute e benessere".

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